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La prima guerra del deserto:il raid di Bosra

Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.La prima Guerra del deserto : Il raid di Bosra  Con il rinnovato potere di Tauserte, I deserti intorno alla Valle dei re, un tempo sterili e morti si trasformarono in terreno fertile per il nuovo reame demoniaco verde brillante del faraone. Tutta l’area fu ricoperta da innumerevoli oasi ricche di sorgenti limpide e di una verde vegetazione. Le rovine in pietra di Luxor, furono ricostruite ancora più alte e robuste per erigere quello che sarebbe stato il centro urbano e la capitale del regno di Tauserte, mentre La montagna piramidale più alta che sovrastava la Valle, venne scavata all’interno e adibita a palazzo reale per Tauserte e la sua coorte. In breve tempo un numero esiguo di coppie sposate e tanti altri mostri si riunì intorno al faraone, ammaliati dalla bellezza e dalla tranquillità di quei luoghi e si stabilirono in delle tendopoli montate all’interno delle aree verdeggianti, andando ad aumentare il numero dei sudditi di quel reame che avrebbe segnato per le regioni desertiche un’epoca di pacifica convivenza tra umani e mostri. Il pensiero di Tauserte era però rivolto verso I popoli delle dune, serrati dietro alle loro città e pronti a respingere qualsiasi mostro che si fosse avvicinato alle loro mura, la cui ostilità rappresentava un serio ostacolo per l’utopia che essa aveva promesso di realizzare ai suoi sudditi in seguito al proprio risveglio. Ora la regina, resa forte e potente, sia dall’energia demoniaca che dall’energia spirituale del marito amato, versata ogni notte nelle proprie stanze, si riorganizzava nel suo palazzo reale insieme alle amministratrici del suo esercito, meditando piani di conquista. La prima città di umani che cadde sotto il controllo del faraone fu Bosra, una città legionaria agli ordini del governo dei popoli delle dune e una delle più vicine alla Valle dei re. In principio essa era un avamposto, costruito ai tempi del regno dei faraoni e occupata dalle forze militari per impedire a ladri, profanatori e ad eventuali eserciti invasori di penetrare nella valle, ma a seguito della caduta venne abbandonata e poi ripresa dai popoli delle dune per difendere I confini delle città dalle incursioni dei mostri provenienti dalle rovine di Luxor. La presa della città da parte delle serve di Tauserte avvenne di notte, cogliendo di sorpresa la milizia che ne custodiva le mura. Gli eserciti dei popoli delle dune erano formati unicamente da uomini, poichè le donne non potevano prestare servizio militare, sebbene queste ultime servivano negli accampamenti per varie necessità (cucina, pulizie etc.) e tutti I soldati sottostavano agli ordini dei generali e degli ufficiali messi in carica dal governo di Palmira. La prospettiva di una città così vicina e così ricca di uomini suscitò l’interesse profondo della regina la quale, insieme ai suoi strateghi, ne organizzò la presa. Avvenne così che all’imbrunire della sera le guardie si diedero il cambio per I turni di notte e quando il buio s’infittì completamente, il generale a capo dei reparti militari della città, si ritirò nei propri appartamenti per riposarsi delle fatiche della giornata, lasciando la direzione delle guardie ai suoi ufficiali.   Vi era molta agitazione in quei giorni tra i governanti dei popoli delle dune, in quanto gli attacchi dei mostri si erano fatti stranamente più frequenti e sempre più difficili da sostenere e la vigilanza di Bosra era stata rinforzata enormemente. Quella notte gli ufficiali della città si erano eccezionalmente riuniti per decidere sul da farsi. “Corrono voci dal sud,” interloquì uno di loro “che riferiscono invero fatti alquanto strani, di come la Valle dei re si sia improvvisamente “destata”, di come tutt’intorno a quei terreni si sia riempito di alberi di palma e tanta altra vegetazione.” “Non mi è difficile confermare ciò che dice.” intervenì un altro “Stamani è giunto al mio accampamento un mercante dell’estremo oriente, delle regioni che chiamano “Terra del sole” o “Zipangu” se non vado errato: Oltre alla solita merce recava anche delle notizie diceva: “Ho percorso la stessa via che sono solito attraversare per giungere sino a voi dalle mie terre. Eppure in quarant’anni di attraversamento non ricordo di aver mai visto dei ruscelli o dei campi d’erba verde in un deserto così vasto. A meno che la tua gente non si sia data al giardinaggio (e in quel caso dovete essere molto abili per far spuntare i fiori dalla sabbia!) direi che vicino alla Valle dei re c’è qualcosa di soprannaturale all’opera.”  “Suvvia! Davvero vogliamo credere alle parole di uno di quegli “occhi obliqui” di Zipangu? Conosco quella gente e mi chiedo come si fa a commerciare ancora e a fidarsi di tipi che si mettono a venerare oggetti e bestie come se fossero divinità!” “Non sono solo loro, altri mercanti della nostra gente sono passati per quella zona e hanno riferito le stesse identiche cose. Sono più che convinto che sia tutta opera di quei demoni di Luxor e non possiamo aspettarci niente di buono da quegli esseri, qualunque cosa essi stiano tramando.” “In ogni caso” li interruppe l’ufficiale più alto in carica” Non riusciranno a penetrare nelle altre città senza passare per Bosra. Abbiamo sempre respinto i loro attacchi e faremo lo stesso anche ora, dovessero arrivare in mille. Ma ora basta, torniamo alle nostre postazioni e facciamo il nostro dovere sino al risveglio del generale.”  Le ore della notte trascorrevano tranquille e silenziose a Bosra mentre i soldati dall’alto delle mura facevano la guardia sia all’esterno che all’interno del perimetro di pietra, mentre una luna pallida e luminosa gli concedeva un po’ di visuale dall’alto di un cielo scuro. Quando essa venne occultata dal passaggio di un cumulo di nuvole, tutto si fece completamente buio e i soldati si concedettero pochi secondi di distrazione aspettando che il chiarore lunare facesse di nuovo capolino. Fu proprio in quell’attimo che alcune guardie nelle mura occidentali sentirono dapprima un fruscio lieve ma rapido e subito dopo si susseguì ad esso una puntura dritta nelle loro schiene. I soldati, precedentemente seduti, si rizzarono istantaneamente, finchè un formicolio insistente si fece sentire nelle loro membra per poi trasformarsi in un calore bruciante che si riversò nella parte inferiore del loro corpo ed essi caddero riversi al suolo ansimando e sudando con ritmi accelerati riuscendo a fatica a scorgere con la coda dell’occhio delle ombre enormi vicino a loro. Le guardie che si trovavano nella parte meridionale delle mura si recarono sul posto pochi minuti dopo, per darsi il cambio con quelle della parte occidentale e quello che videro davanti ai loro occhi li paralizzò per lo shock. Al chiarore della luna, ridiventata ora visibile vi erano sulle mura i soldati, sdraiati per terra e privati delle armi e dei vestiti mentre sopra di loro vi erano quelli che avevano l’aria di essere dei giganteschi scorpioni o per meglio dire dei mostri metà donna e metà scorpione. Esse stavano a cavalcioni dei soldati e scuotevano selvaggiamente e con violenza i loro fianchi su di loro mentre questi rimanevano inermi al suolo emettendo respiri febbrili e gemiti sommessi. Gli altri soldati giunti in quel luogo, non ebbero neanche il tempo di metter mano alle scimitarre che subito sentirono anch’essi una puntura fulminea dietro di loro, chi alla schiena chi al collo e chi in altre parti del corpo e anche loro si accasciarono al suolo. La stessa sorte toccò anche al resto dei soldati che si trovavano sopra alle altre zone delle mura e in un attimo la calma della notte fu rotta dai gemiti e dai rantoli dei soldati e dei mostri che si accoppiavano fra di loro annegando nel piacere intenso e travolgente del sesso. Nessuno dei soldati che pattugliavano Bosra dall’interno però si accorse di cosa stava avvenendo e quando le Girtablilu, i mostri scorpione che erano saliti sulle mura, si sentirono soddisfatte caricarono in spalla i loro uomini e se ne andarono. Alcune fecero ritorno agli accampamenti intorno alla Valle dei re altre invece se ne andarono per conto proprio, disperdendosi nel deserto e i soldati che erano con loro non furono mai più rivisti dai compagni. Le mura erano ora incustodite e gli altri mostri dell’esercito di Tauserte, le quali erano rimaste in attesa al di fuori della città riuscirono silenziosamente a penetrare in essa. Dentro a Bosra erano rimasti i soldati, gli ufficiali ed un gruppo di serve. Mentre queste erano intente a pulire gli abiti dei soldati nelle fontane comuni, udirono improvvisamente degli strani rumori provenire dalla piazza centrale e si recarono sul posto per verificare cosa stesse accadendo. Davanti ad esse si palesò uno spettacolo surreale, la piazza centrale non era vuota, come solitamente accadeva nelle ore notturne, ma era colma di uomini e altre strane creature dalle sembianze femminili che stavano sopra ai soldati emettendo versi di piacere. L’intera piazza era diventata il luogo di un’orgia oscena e bagnata, nella quale gli umani e i mostri presenti in essa si scambiavano effusioni amorose e passionali spinti da una lussuria indomabile, riempiendo l’aria con un coro di lamenti e gemiti di piacere. Tutto ciò avvenne sotto gli occhi compiaciuti di un’anubi la quale osservava l’intera scena sopra un pilastro che sovrastava la piazza. Quando essa si accorse della presenza delle serve rivolse il proprio sguardo verso di loro e le osservò maliziosamente. “Oh! Non mi ero accorta che in questa città ci fossero anche delle donne umane. Questo renderà le cose ancora ancora più divertenti!” le serve non fecero neanche in tempo a cercare di scappare che si sentirono afferrare da dietro da un gruppo di braccia avvolte in delle bende. Le mummie esercitarono su di loro una forza sovrumana impedendogli la fuga, per poi cominciare a stuzzicarle nei loro punti più sensibili. Il loro terrore iniziale venne dominato velocemente dal piacere e sentirono un calore sempre più crescente nei loro petti mentre dalle loro bocche uscivano interrottamente dei gemiti sommessi. Quando volsero il loro sguardo verso l’orgia della piazza, non riuscirono più a trattenersi e alzandosi si avviarono ognuna all’interno di essa, in cerca di un uomo col quale soddisfare la loro bramosia carnale. Essendo ora rinate come mummie, il piacere che ricavarono dai dolci rapporti sessuali divenne più intenso e scossero con furia i loro copri in cerca di una quantità sempre maggiore di calore dai loro uomini. L’anubi scese dal pilastro e si avviò verso una di loro sussurrandole nell’orecchio “Sembra che ti stia piacendo molto. Ora dimmi, dove si trova il generale della città?”. La serva rispose fra rantoli e lamenti “aww, lui è… anf, Nei suoi appartamenti… dentro al torrione.” “Molte grazie, ora ti lascio, torna pure a divertiti” l’anubi, individuato così il suo bersaglio, si diresse nel luogo indicatole dalla serva insieme ad un gruppo di sfingi disimpegnate. Purtroppo uno degli ufficiali rimasti nella parte nord di Bosra, ove si trovava il torrione e non ancora conquistata dai mostri, si accorse di ciò che stava accadendo e mise in allarme il resto dell’esercito. I soldati furono posizionati intorno al torrione e all’interno delle scale, preparandosi a respingere i mostri che si stavano recando lì. Purtroppo la loro resistenza fu presto piegata dalle sfingi, le quali, impazienti di ottenere un uomo, scagliarono su di loro una maledizione di fascino. Sia i soldati che gli ufficiali si ritrovarono con la mente annebbiata e non opposero resistenza ai mostri che si avvicinarono a loro. Anche nella parte nord della città riecheggiarono così suoni bagnati e urla di piacere e l’anubi ebbe finalmente la via completamente libera per accedere agli alloggi dove riposava il generale. Quest’ultimo fu svegliato dai rumori esterni e vide la porta della sua stanza abbattuta dal mostro. Prese così mano alla spada ma questa per volere dell’anubi iniziò a surriscaldarsi e il generale la lasciò cadere sul pavimento, ma egli non subì alcuna ustione. “Non è molto gentile da parte tua puntarmi contro quell’affare!” lo rimproverò seccata “Dopo tutta la fatica che ho fatto per raggiungerti!”. L’uomo la guardò pieno di astio. ”Cosa hai fatto a questa città? In tutti questi anni non siete mai riusciti a spingervi fino a qui chi è che vi ha mandati? Dannazione a voi demoni, vorrei tanto che bastassi io a farvi fuori tutti!”. “Non mia pace la tua arroganza.” Rispose ancora più irritata l’anubi” Ora mi sento offesa, ti meriti una bella punizione!” e detto questo cominciò a pronunziare un incantesimo. Il generale si ritrovò così mosso da una volontà invisibile e si ricoricò controvoglia sul letto al centro della camera. La monster girl lo raggiunse e si mise cavalcioni sopra di lui, poi con espressione maliziosa iniziò a passere delicatamente le proprie unghie sopra la sua pelle dai fianchi fino al petto. Il generale emise un sussulto e ogni suo nervo venne pervaso da un piacere innaturale. L’anubi se ne accorse e ridacchiò soddisfatta “ti piace vero? Questa la stessa sensazione che hanno provato quelle donne umane, sono sicura che siano ancora là a godersi i tuoi soldati. Adesso però vorrei divertirmi anch’io.” La donna si mise così a stuzzicare più intensamente l’uomo e quest’ultimo sentì un calore improvviso nella parte inferiore del corpo iniziando a intraprendere un inteso rapporto sessuale con lei. Entrambi furono colti da un piacere travolgente e la monster girl si mise a scuotere sempre più velocemente i propri fianchi mentre il suo viso veniva tinto da un rossore acceso mandando lamenti di piacere. Il generale sentì improvvisamente sparire la propria ripugnanza nei suoi confronti e quando la maledizione lasciò la presa su di lui, egli stesso la buttò sul materasso iniziando a muoversi freneticamente e soffocando i loro gemiti in profondo bacio appassionato. Tutta Bosra fu riempita dai suoni bagnati degli uomini e dei mostri intenti a indulgere nel piacere e andarono così avanti fino allo spuntare delle prime luci dell’alba. Il generale e l’anubi si sdraiarono esausti l’una a fianco all’altro entrambi stremati dal piacere. “Senti umano” cominciò a dire la monster girl con una certa esitazione “Se non mi odi più, ti andrebbe di diventare mio marito?”. L’uomo rispose prontamente “nulla mi renderebbe più felice!” e il cuore della ragazza fu pervaso dalla gioia. Dopo questi eventi Bosra passò sotto la giurisdizione di Tauserte e fu annessa al suo reame demoniaco. Anche in questo caso, il terreno desertico intorno ad essa fu risanato e ricoperto da oasi verdi e fresche fonti d’acqua. Il possesso della città fu affidato all’anubi che aveva guidato l’assalto la notte prima e al suo nuovo marito l’ex generale dei popoli delle dune e ora divenuto un potente incubus luogotenente dell’esercito del faraone. Con la presa di Bosra da parte di Tauserte i popoli delle dune persero un’importante postazione strategica contro i mostri e a seguito di tali avvenimenti, il governo di Palmira informato, degli avvenimenti da alcune spie che si trovavano nelle vicinanze la notte del raid, capì la gravità del problema e con il massimo stato di allerta cercò di riorganizzare le proprie difese.

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